Carlo Casale
Google
  • Sondaggio
    • Pensate che questo Governo tecnico risolverà i problemi dell'Italia?

      Loading ... Loading ...
  • Contatti



    Risorse Web

    Antichi mestieri e artigianato locale

    Doveroso ringraziamento al Dott. Carlo De Martino per avermi concesso le foto utilizzate in questa pagina. Tenterò di mettere in risalto artigianato locale e antichi mestieri, ormai scomparsi quasi totalmente dai nostri paesi; nostalgicamente descriverò quanto avveniva negli anni ’50 e quanto di buono si realizzava a Mercato S. Severino, nonchè nelle frazioni e nei paesi viciniori. Ricordo i F.lli Romano giù al Corso, esperti artigiani per la lavorazione del legno, definita l’arte dell’intreccio.

    Costruivano una gran varietà di cesti e canestri, per la raccolta delle ciliegie, per il trasporto del pane, per tutto ciò che si raccoglieva nei campi. Gli scalari di Spiano, specializzati nella costruzione di scale strette e lunghe, particolarmente adatte per la raccolta di frutta da alberi di alto fusto, nonchè del classico treppiedi (‘o treppete), tuttora utilizzato nei campi. La cucina di casa mia era attrezzata con tegami in rame di varie dimensioni, e per il fatto che si cuoceva tutto sul fuoco del camino o della brace, facilmente si annerivano, ritardando di parecchio la cottura delle pietanze; quindi costretti a rivolgerci ai ramari di Pizzolano, Penta e Fisciano, per una efficace ripulitura del nero ‘nguzzuto (incrostato) che si formava nel tempo. Dopo un esperto trattamento li riportavano splendenti come nuovi. Ricordo a questo proposito, le “appiccicate” (litigate) che faceva la buonanima di mia Zia Rosalia con i ramari “furbetti”, che le proponevano la permuta della vecchia “tiella” di rame con una nuova alla pari. La mia vecchietta conosceva il fatto suo, sapendo perfettamente che la nuova era di qualità inferiore, contenente una lega di finta rame e quindi “trattativa abortita sul nascere”. Altra lavorazione artigianale locale era rappresentata dai “bottari” e “copellari”; i primi ancora oggi operano in tutto il mondo con la loro sapiente tecnica specializzata per la costruzione di botti di legno di quercia, in particolare rovere o farnia, insostituibili per la conservazione di vini pregiati; i secondi sono stati soppiantati dalla plastica e dal polistirolo, purtroppo anche nel settore alimentare. Ho voluto ricordare con una foto “rara” il Sig. Giuseppe Avallone, gelataio stabiese, primo proprietario del Bar Europa, che portò a Mercato S. Severino la varietà di gelati: alla vaniglia, alla menta, al pistacchio etc…. Però, non riuscì mai ad eguagliare l’insuperabile gelato al limone ‘e Fonzo ‘o cià cià (cià cià, perchè parlava in continuazione, senza mai sputare). Oggi si parla tanto di progresso; i giovani asseriscono che queste attività, altamente apprezzabili, sono improponibili nell’era moderna. Ho qualche dubbio!!!

    11/11/11/11/11 “Tempo di musica”

    Abbiamo programmato questa foto l’11 novembre 2011, alle ore 11 e 11, come del resto hanno fatto tantissimi in tutto il mondo, affinchè ce ne potessimo ricordare facilmente in futuro.

    Questa foto ritrae il notissimo artista Salvatore Cirillo, in arte Sasà e i Nobili, che alla fine degli anni ’60, inizio anni ’70 conquistò le hits parade nazionali col brano Graziella; in seguito ottenne altrettanto successo con Astritto astritto, raggiungendo l’invidiabile quota di un milione di copie vendute. Nella foto, scattata alle ore 11,11 dell’11/11/11, ritrae Sasà in compagnia di Carlo Casale e del direttore di “Dentro la notizia” Gianni Gaeta, prima dell’intervista che il giornale gli ha dedicato.

    Taranta nights 3

    La taranta e la pizzica sono così definite le musiche e i balli espressi ed interpretati da gruppi folkloristici del meridione d’Italia. Questo genere musicale, di origine salentina, prende piede sempre più nelle zone del Sud, consentendo a chi pur non conoscendo la musica ed avendo la capacità di battere un tamburello o una “tammorra” a tempo, può esprimere tutta la voglia di sfogare un malessere interno, valido come terapia contro lo stress della vita moderna.
    L’origine deriva proprio da questa malattia (tarantismo), provocato, secondo credenze popolari, da un morso di una tarantola, piccolo ragno che fa la sua comparsa in estate, nel periodo della mietitura, che col suo morso
    provoca un senso di malessere generale, accompagnato da forti dolori addominali, sudorazioni, palpitazioni cardiache, nonchè blocco fisico e mentale. La cultura popolare riconosceva il merito della guarigione, alla terapia adottata con i suoni e la danza, eseguita con tamburelli, tammorre e chitarre per sconfiggere il male.

    Allegoricamente parlando il morso della taranta sembrerebbe un pretesto per risolvere traumi derivanti da delusioni amorose, frustrazioni, conflitti e vicende familiari.
    La danza della “taranta”, rappresenta coreograficamente, la persona morsa dalla tarantola, che giacendo sul letto o per terra, ascoltando questa musica frenetica, comincia a muoversi e strisciare ed a battere i piedi a tempo, come se volesse calpestare questo ragno velenoso. La pizzica, fa parte della famiglia delle tarantelle, per lo più originarie del cilento; anch’essa molto in voga ed eseguita nelle feste patronali e nelle sagre paesane.
    Desidero precisare che non tutti i gruppi sono assemblati per puro sfizio di battere una tammorra, ma che nella realtà esistono dei veri e propri “professionisti” di questo genere musicale. Questo è il caso degli interpreti inclusi in questo doppio CD “Taranta Nights 3″, che musicalmente parlando, nella realtà sono dei “grandi musicisti”, seri professori di musica con un curriculum ed esperienze musicali a livello mondiale

    Salsicce di criceto e beate salsicce .

    “Che schifo”!!! La prima esclamazione di chi sente parlare di questa specialità(?) gastronomica. In effetti trattasi di salsicce inesistenti, ma confezionate “virtualmente” con il preciso intento di eludere da inviti a pranzo parenti indesiderati. Come contorno “porcini malefici”, ovvero Boletus Satanas, volgarmente chiamati “ferruogni”, facendo notare che anche se ritenuti velenosi, sottoponendoli a bollittura, possono diventare commestibili, in modo tale da eliminare sostanze velenose nocive, il tutto su indicazione di un esperto micologo. Tutto questo accrescerà certamente perplessità nell’accettare l’invito, facendoli propendere per un giustificato diniego. Per quanto riguarda le “salsicce beate”, vi racconto un fatto realmente accaduto.

    Ricordo che diversi anni fa accompagnavo un famoso cantante, che puntualmente a fine serata passava a far visita, come gratitudine (diceva lui), a tutti i suoi accaniti sostenitori, i quali lo omaggiavano con un pensierino (diceva lui). Prima che io gli rivolgessi la domanda – ma cosa c’è in questi “fagottini?” lui mi anticipava dicendo – sono statuine di Santi locali, che donano a mia madre “devotissima”. Conoscendo il soggetto, non mi convinse la spiegazione, d’altronde le statuette ricevute erano troppe, e pensai tra me e me – anche per fare un presepe erano molte. Appena fummo in prossimità di una stazione di servizio, gli chiesi di fare una sosta per cambiare l’acqua al “radiatore” personale; non sospettando di niente acconsentì, stimolato anch’egli dai miei stessi bisogni, mi invitò ad alternarci per vigilare il “prezioso e miracoloso” carico. Appena si allontanò, aprii il cofano, scartai una di quelle reliquie e con grande meraviglia scoprii nuovi Santi e Madonne: San Soppressata, San Daniele (prosciutto), San Salame, San Caciotta da Nuoro etc.. In men che non si dica alleggerii il carico di una parte di tutto questo ben di DIO, trasferendone una ragionevole quantità nelle tasche interne della mia giacca. A distanza di qualche giorno, il Grande artista mi telefonò, riferendomi dell’ammanco di alcune statuine, delle quali ricordava perfettamente: immagine, peso e misura; pronta fu la mia risposta – “Miracolo, miracolo”, saranno volate in cielo, ritornate alla Casa del Padre.

    Il Pestacalli

    Il Pestacalli era un supplemento all’ “Unità Proletaria” di Salerno, stampato all’inizio del dopoguerra a Mercato S. Severino dalla Tipografia B. Moriniello, all’epoca in Piazza Dante. Una “satira” politica per descrivere personaggi e fatti noti del posto. Qui di seguito uno dei primi numeri pubblicati, risalente al 24 marzo 1946.

    Rarissimo documento storico

    Mai mi sarei aspettato di passare da Peppino Di Capri a Peppino Di Caprera, ebbene il documento (rarissimo) che sto pubblicando parla proprio di Giuseppe Garibaldi, nominato Presidente onorario a vita dell’Associazione Operaia Agricola Industriale, costituitasi il 2 giugno del 1868. Questo è il libretto (originale) N.432, appartenente a Somma Pasquale fu Onofrio, iscritto socio il 1° gennaio 1910. Qui di seguito il libretto, pubblicato integralmente, inerente lo “Statuto Fondamentale” della Società Operaia di Mercato S. Severino, riconosciuta giuridicamente in data 11 ottobre 1893.

    I Tormentoni più gettonati dell’estate.

    E’ successo a tutti di aver ascoltato un’infinità di volte una canzone ritenuta particolarmente piacevole fino alla noia, definita quindi “tormentone”. Riascoltarla a distanza di tempo fa piacere e forse l’ apprezziamo più di prima. La cosa che fa rabbia è che non ricordiamo più i titoli di questi brani, stimolando in noi il desiderio di poterli raccogliere in un unico CD… e godere pienamente dell’intera compilation. Allora come fare? Con una mia personale ricerca ne ho assemblati 20 degli ultimi decenni, sperando possano incontrare il gradimento di chi segue questo blog. Preciso, come faccio sempre, che questo CD non esiste in commercio, è per uso strettamente personale e ha lo scopo di facilitare, a chi interessato, di scaricare i brani da you tube.

    I brani inseriti: Grand soleil (spot della Ferrero); Boombastic (reggae pop) che grazie alla pubblicità della Levi’s nel 1995 raggiunse il primo posto in classifica, cantata dal giamaicano Shaggy; Gipsy woman che la cantante statunitense Crystal Waters incise nel 1991 e incluse nell’omonimo LP del 1997; Barbie girl, dedicata alla famosa bambolina, la incisero gli Aqua nel 1997 ed inserita nell’album “Aquarium” (Universal), ottenendo la vetta delle classifiche di mezza Europa; Doo uap, doo uap, doo uap è la versione dance del brano jazz di Duke Ellington “it don’t mean a thing” interpretato da tantissimi artisti, in particolare da Ella Fitzgerald, l’arrangiamento è curato da Gabin e pubblicato dalla Emi Italiana nel maggio 2002, presentato al Festivalbar e Spot della Tin.it ADSL con Vieri e Fernanda Lessa. A tutto questo non potevo far mancare i ritmi latini, cosiddetti ” Balli di gruppo”: Asereje, Lambada, La banana, completando il tutto con brani solitamente abbinati a spot e programmi televisivi. Acquista un piccolo MP3 e…buon ascolto a tutti.

    Colletto alzato…alla “Cantona”

    Quest’anno il “tormentone-musicale” dell’estate è mancato, in compenso abbiamo goduto su tutti i lidi balneari di un revival degli anni ’60/’70/’80. Soddisfazione per intere generazioni che hanno accolto benevolmente questo ritorno musicale a tempo di Twist, Cha cha cha, Hully gully, Macarena etc.. Il passatempo più gradito è stato offerto dallo “struscio” serale della variegata ed inelencabile quantità di: bifolchi, burini, coatti, cafoni, cabinotti, gagà, buzzurri, tamarri, zoticoni etc. che sfilavano per le vie cittadine delle località turistiche, “pavoneggiandosi” nella polo col colletto alzato…alla Cantona. Una vera e propria sfida tra “gagà” del Vomero (originali) e finti cabinotti (dalla puzza sotto il naso).

    V.I.P. (Very Important Pissed)

    V.I.P. (Very Important Pissed)

    La curiosità mi ha spinto ad intervistare alcuni di questi ragazzi “per bene”, chiedendo loro le motivazioni dell’alzata del colletto alla “Fantamar”. Molti hanno dichiarato: – Lo porto così perchè mi piace – ; qualche altro giustificava questo modo di indossare la polo, come rimedio per la cervicale; altri, per adeguarsi, indossavano la polo a collo alzato per sconfiggere un manifesto complesso d’inferiorità. Questa moda del colletto alzato può considerarsi un “vezzo” che mette in risalto la disinvoltura, il portamento, la qualità e la classe di alcuni vip; mentre esalta di più la tamarraggine di chi purtroppo, inconsapevole del suo aspetto rozzo e goffo, vuole apparire a qualsiasi costo. Devo ammettere comunque che chi se ne frega degli altrui pareri, si gode la vita mettendo da parte tutte le regole del “bon ton” a favore del piacere dell’apparire.

    Pino Salerno canta Merola

    Mario Merola rivive in questo personaggio “clone”. Sto parlando di Pino Salerno, nato a Salerno il 7 marzo 1951, che da sempre interpreta i successi del compianto Mario Merola. Di ritorno da una tournèe in Sicilia, dove ha ottenuto successi inaspettati, è venuto a trovarmi per omaggiarmi del suo ultimo CD pubblicato, informandomi dei suoi programmi futuri. Sarà a Penta di Fisciano il 20 agosto per una serata tutta dedicata al suo idolo (Mario Merola) e per ricordare Antonio Bosco, il grande collezionista di musica classica napoletana, scomparso recentemente.

    Quest’ultima pubblicazione è la 19^ raccolta di successi di Merola da lui reinterpretati con inalterata professionalità. Distinguere la differenza col “maestro” non è affatto semplice, in quanto Pino Salerno ne imita voce, tonalità, aspetto fisico e gestualità interpretativa, insomma…un fenomeno della natura. Desidero precisare che Pino Salerno ci tiene molto ad essere classificato come cantante-ombra, ovvero un umile e perfetto clone dell’inarrivabile, ma non inimitabile Mario Merola. Queste le canzoni contenute del 19° volume: Ma che te fa’ stasera chesta Napule (Palomba-Alfieri); Tengo a mamma ca’ m’aspetta (Mallozzi-Marigliano); L’urdema canzona mia (Russo-Di Capua); Napoli canta Napoli (Mallozzi-Alfieri); Vulesse addeventà (Fiorelli-Rendine); Nuttata sulitaria (Anonimo-Alfieri); T’aspetto a maggio (Dura-Esposito-Acampora-Scuotto); Povera figlia (Sacco-Anepeta); Tradimento (Palomba-Alfieri); Vagabondo do’ mare (Chiarazzo-Ruocco). Pino Salerno si esibirà ad Oscato di Mercato S. Severino il 26 agosto ore 22,30 in occasione della sagra della “Pasta con porcini”, della Pizza e del formaggio di capra.

    Calcio balilla e Juke Box

    Incredibile…ma vero! Il calcio balilla o calcetto tiene sempre banco sulle sale dei lidi balneari; resiste da oltre 60 anni, diventando oggi un vero e proprio sport da competizione. In Francia, esattamente a Parigi, nel 1998 si disputò una vera e propria coppa del mondo, riservata al “Biliardino”. Questo intramontabile passatempo è attualmente riservato, per lo più, ai piccoli fino a 2 anni, alle mamme e ai nonni, che ne traggono una grossa utilità, sia per tenere buoni i nipotini “elettrici”, che per far riposare le vecchie e stanche membra.

    Quest’anno, in ferie ad Acciaroli, ho potuto godere di questo beneficio, dal costo molto contenuto, divertendomi col nipotino Gaetano di 16 mesi, scoprendone virtù agonistiche “inimmaginabili”. Per riflesso e riflessione la mia mente è tornata a un “Ritorno al futuro”, pensando al famigerato “Juke box”; immaginate per un attimo alla diffusione di canzoni come: Sapore di sale (Gino Paoli), Ho scritto t’amo sulla sabbia (Franco IV e Franco I), In ginocchio da te (Gianni Morandi), Una lacrima sul viso (Bobby Solo), Vamos a la playa (I Righeira), Legata a un granello di sabbia (Nico Fidenco), Azzurro (Adriano Celentano), Bella da morire (Homo Sapiens) e chi ne ha, più ne metta, conosciute da tutti e certamente tuttora di grande attualità, visto e considerato che da alcuni decenni a questa parte c’è stato poco o niente da ricordare. Oltretutto, faccio presente che, i dischi in vinile più famosi hanno un costo molto basso e facilmente reperibili; beh! termino questo mio nostalgico desiderio lanciando un invito a qualche imprenditore che intravede in questo mio intuito un’idea commerciale, non si sa mai.