Carlo Casale
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    …ma tu vulive ‘a pizza.

    Detto in questo modo il pensiero va subito alla famosa canzone napoletana ” ‘a pizza”, interpretata al 14° festival della canzone napoletana da Giorgio Gaber e Aurelio Fierro, classificatasi al secondo posto dopo “Bella” cantata da Sergio Bruni in coppia con Robertino. Ricordo benissimo quel Festival 1966 per il fatto che il giorno dopo la manifestazione ci portammo tutti alla King di Fierro per ottenere almeno una decina di copie del 45 giri richiestissimo e mancante per l’imprevista esagerata richiesta. C’eravamo proprio tutti: Salvatore Muro per la Ditta Cesare Ruggiero, Paolo Varsalona (grossista), Vincenzo della Ditta Antonio Piccolo, Crescenzo per la Ditta Mario Cesarini (grossista), Tonino Caruso per Giancar, Tonino Rignelli di Forcella, Quaglia del rettifilo, I fratelli Tafuri del “Musichiere” di Salerno, Gigino D’Aniello, Michele Vitolo, Franco Spagnuolo, Angelo Maietta di Avellino, Raffaele Russo di Benevento ed il sottoscritto dell’allora “Casalmusica”. Ore di estenuante attesa per ottenere un massimo di 10 copie a testa (ufficiosamente), la realtà fu diversa, confessata da qualcuno anni dopo e quella fu per me ” ‘a pizza” più difficile da digerire. Da tener presente che la versione cantata da Giorgio Gaber non la richiedeva nessuno; il disco 45 giri prodotto e distribuito dalla RiFi record di Milano, recante nella facciata B) Ballata dé suonne RFN NP 16167, fu un flop allora e tuttora di scarso valore collezionistico.


    Il termine “pizza” non è sempre riferito alla specialità gastronomica, fatta con un impasto di farina, acqua, lievito (base) e aggiunta di pomodoro, mozzarella, sale, alici, prosciutto, basilico, cipolla, tonno etc. che ne definiscono variante, nomenclatura e specialità territoriale. Infatti il termine romanesco “te dò ‘na pizza ‘nfaccia” è riferito ad un violento ceffone sulla guancia a mano aperta, mentre il termine “se famo ‘na pizza” è riferito al piatto gastronomico che Napoli ne rivendica la paternità storica. Essendo un famelico divoratore di pizze, ho catalogato tutte le specialità di pizze, elencandone finora più di 150; ma le uniche pizze D.O.P. sono solo: la margherita, la napoletana e la romana, tutte le restanti fanno da “menù”. A Napoli viene definita “pizza marinara” quella con passata di pomodoro, aglio, origano e olio di oliva, mentre “pizza Margherita” quella classica con passata di pomodoro, fior di latte a listelli, basilico e olio d’oliva, obbligatoriamente cotte in forno a legna; alcuni aggiungono una spolverata di parmigiano e rovinano tutto. Tantissime le varianti riscontrate: tonno e cipolla (che puzza maledettamente, ma piace a molti), la 4 stagioni, mozzarella e pomodorini, bianca con funghi porcini, ai 4 formaggi, bianca con prosciutto cotto o crudo, bianca con arucola e scaglie di parmigiano. La vera pizza è quella napoletana, fatta a Napoli, differente da tutte le altre per il sapore e la preparazione dell’impasto e dove si evita di servire pizze non tradizionali, come citato su una frase scritta in una famosa pizzeria di Napoli: « Perciò nun’ è cercate sti pizze complicate, ca fanno male ‘a sacca e ‘o stommaco patì… »
    Con questo non intendo dire che in altri posti è meno buona, anzi ci sono pizzerie nelle altre città campane che fanno di questa antica arte la loro specialità della Casa. Come è pur vero che non tutte le pizzerie napoletane sono specializzate e famose per la pizza. Oggi un bravo pizzaiolo è considerato un serio professionista, ben pagato e richiestissimo, in quanto è lui che determina la fortuna del locale. Anche Mercato S. Severino ha una storica pizzeria: “Da Gerardo”, tramandata da padre (Celardiello, Vicienzo e Nello) in figlio (Gerardo) da generazioni ormai, esistente da oltre 100 anni; la sua specialità è il calzone, e la famosa pizza del Casale: mozzarella, pomodorini e funghi porcini. Ora stanno mettendo a punto una specialità della Casa: una pizza con sette gusti diversi: ” ‘a pizza pazza”, che viene preparata solo su prenotazione anticipata. Non vedo l’ora di poterla gustare…mi prenoto.

    Come vincere al lotto

    Premettendo che il gioco non ha mai arricchito nessuno, anzi in molteplici casi ha distrutto persone e intere famiglie, desidero suggerire agli amanti della cabala un metodo per evitare di perdere molto al gioco del lotto, tentando di vincere piccole somme e continuare a “divertirsi” senza ammalarsi o dissanguarsi economicamente parlando. Per prima cosa dovete sapere che un ambo o un terno perso quell’unica volta che per svariati motivi non lo avete giocato ed è stato estratto, non rappresenta un’eccezione, ma una “regola”. Infatti non esiste nelle statistiche dei giocatori del lotto una sola persona che non ha perso l’ambo, il terno e persino la quaterna, quella stramaledetta volta che per dimenticanza, per ritardo o per aver deciso di cambiare i soliti numeri non sia stato beffato dalla Dea bendata. Rappresenta una “regola” anche l’estrazione di un numero in più o in meno a quello che avete giocato, mandandovi su tutte le furie, per la mancata realizzazione di un terno o di una quaterna. Se cominciate a raccontare di quella volta che…ad un giocatore di lotto, quest’ultimo ve ne racconterà tante da pubblicarle a dispense settimanali.

    Detto questo, preciso subito che io non suggerirò mai numeri da giocare, ma semplicemente accorgimenti di gioco. Prendiamo in esame un terno (1/2/3) semplificando con un esempio: somma mediamente giocata dagli appassionati del lotto 10 €, così divisi: 5 € per Napoli e 5 € per tutte. Il 90% dei giocatori evitano la posta sull’ambo, con la fatidica frase: “Io o piglie buono o nun piglie niente”; e quasi sempre “nun se piglia niente”. Ora tentiamo di prendere qualcosina, giocando gli stessi 10 € in modo diverso. Per prima cosa sviluppiamo i biglietti in ambi: (1/2) – (1/3) – (2/3), puntando 1 € per Napoli ed 1 € per tutte, pari a 6 €; ora rimangono disponibili 4 €, che vanno così distribuiti: (1/2/3) 1 € sul terno per Napoli e 3 € sul terno per tutte; totale speso € 10,00. Ora tutti vorranno sapere così facendo quanto si vincerà nel caso di estrazione di un ambo e quanto nel caso dovesse uscire un terno.
    Presto detto:
    Ambo secco sulla ruota di Napoli € 235,00 netto.
    Ambo su tutte le ruote € 23,50 netto.
    Terno secco su Napoli € 4.230,00 netto.
    Terno su tutte le ruote € 1.269,00 netto.
    Questo tipo di scommessa non è consigliato per quelli che dicono: ” Cu l’ambo nun m’allecco manche ‘e baffe”, ma è suggerito per quelli che s’accontentano dichiarando: “Me faccio ddoje jucate senza caccià sorde” o per quelli che si consolano affermando: “meglio cheste ‘ca niente; me vaco a mangià ‘na pizza e ‘na birra cu muglierema”. Nella foto in alto vediamo Don Antonio Grimaldi, titolare da 52 anni, della più antica Ricevitoria del lotto di Mercato S. Severino; iniziò a lavorare nel bancolotto di Cividale del Friuli (Udine) nel 1955.

    La più bella compilation natalizia

    Ogni anno nel periodo prenatalizio ricevo tantissime mail che mi chiedono se si trova in vendita una compilation natalizia con le canzoni più belle; la risposta è facile: NO!; questo perchè i gusti musicali delle persone sono molto diversi e per soddisfare le numerose richieste le case discografiche dovrebbero produrre cd “personalizzati”. Mi permetto di suggerire una mia personale compilation “virtuale”, convinto di mettere d’accordo tutti i visitatori del blog.

    Inizierei con “Last Christmas” dei Wham, pubblicato su un singolo 45 giri nel 1984; poi inserirei “Va pensiero” di Zucchero, che nel 2007 divenne il tormentone dello spot Kinder appendibili; L’indimenticabile John Lennon con “Happy Xmas” e “Imagine”; qualche canzoncina per bambini, tipo “Le tagliatelle di nonna Pina” e “Il coccodrillo come fa”; “Jingle bells” è obbligatorio, scegliendo tra la classica versione di Bing Crosby e quella più moderna di Boney M.; inserirei il classico gospel “Oh happy day” degli The Edwin Hawkins Singer; “Silent night ” cantata da Mahalia Jackson; “We are the world” inciso in occasione degli “Usa for Africa”; qualche brano solo musica, come “Romanza in fa magg. OP.50″; della dolce Celine Dion inserirei l’ “Ave Maria” e “Happy Xmas”; una divertente “Tu scendi dalle stelle” cantata da Gigi Sabani che imita Pino Daniele e per finire “Quanno nascette ninno” della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Con l’occasione auguro a tutti un “Dolce Natale” dal profondo del cuore.

    E’ bello ‘o magnà!

    Prendendo a spunto una famosa canzone di Mario Merola, che qui sotto ne riporto il testo integrale, vi racconto una giornata meravigliosa vissuta nella Città più bella del mondo: NAPOLI.
    Appuntamento con gli amici collezionisti alle 10 e 10 del giorno 10/10/10 alla Casa della musica per l’immancabile partecipazione alla Mostra del disco da collezione, egregiamente organizzata da Nicola Iuppariello.
    Tutti noi il giorno prima della Mostra abbiamo giocato il solito biglietto al lotto: 33/45/78 (velocità dei dischi) realizzando 2 ambi; qualcuno ha pensato bene di giocarsi anche il 55 (‘a museca) come estratto a Napoli e col ricavato comprare dischi da collezione.
    Ognuno ha cercato di trovare vinili mancanti alla propria collezione; io ho ricevuto materiale molto raro dal solito Ciccio Mastroianni (Remo Germani, Bob Azzam, I 5 di Lucca, Bruno Martino rarità, Nicola Di Bari rarità); da Antonio Pedozzi ho ricevuto 45 giri di Sasà e i Nobili, Piero Finà, I Lord Thomas, Mario Mari and Brothers e Nino Soprano. All’unanimità abbiamo convenuto e concluso che gli stessi dischi visti nei mercatini rionali, per un fenomeno di “arrapainalienabilità” (termine da me coniato, inesistente nei dizionari) alle mostre del disco lievitano di prezzo del 100%. Nel tentativo di far riflettere qualche espositore sul fatto che i prezzi di alcuni vinili erano eccessivi, la risposta è stata “Magnataville ‘e sorde”…non ce lo siamo fatto dire una seconda volta; tutti d’accordo e tutti “Dal Delicato”, cantando a squarciagola


    E’ BELLO ‘O MAGNA’:
    Sentite a me, nun me parlat ‘e diete
    nun me’ levate ‘o sfizio do’ magna’
    ‘o broro vegetale, ‘o fior ‘e latte
    vuie sti schifezze a chi ‘e vulite da’
    quanno me sento ‘e voto poco bbuono
    chest’ e’ ‘a ricetta ca’ me fa sana’
    nu spaghetto che purputiello
    cucinato ‘int ‘a ll’acqua ‘e mare
    treglie ciefere e marmulille
    taratufl ‘nquantita’
    vuie v’ ‘avita fa capace
    ‘ncopp ‘o munno nun ce’ sta
    n’ata cosa ca e’ chiu’ bella
    ca e’ chiu’ bella do’ magna’
    e’ bell ‘o magna’
    e’ bell ‘o magna’
    favurite ca’ ve faccio cunzula’.
    Ma che ve ‘mporta ca ve facite chiatte
    chiammat ‘o sarto
    chiammat ‘o sarto pe ve fa’ allarga’
    tutte ‘e vestite ca ve’ vanno ‘stritte
    e ‘a panza facitela sciala’
    pruvate pe na’ vota sulamente
    chistu pranzetto degno e nu pascia’
    na’ zuppiera e pasta e fasule
    ddoje sasicce cu ‘e friarielle
    na’ frittura e calamarielle
    e nu’ ruoto co’ baccala’
    vuie ve ‘avita fa capace
    ‘ncopp ‘o munno nun ce’ sta
    n’ata cosa ca e’ chiu’ bella
    ca e’ chiu’ bella do’ magna’
    e’ bell ‘o magna’
    e’ bell ‘o magna’
    favurite ca’ ve faccio cunzula’.
    E’ bell ‘o magna’
    e’ bell ‘o magna’
    favurite ca’ ve faccio cunzula
    voi permettete? aggia j’ ‘a mangia’

    I Killers di Nocera Inferiore

    Ovviamente intendevo il gruppo musicale “I Killers” di Nocera Inferiore, che il 29 giugno del 1967 si aggiudicarono il primo premio in una gara per “Voci nuove”. Il concorso si svolse al Velodromo Olimpico di Roma abbinato ad una gara internazionale di ciclismo su pista. “I Killers” raggiunsero l’apice del successo alla fine degli anni ’60, riscuotendo consensi di pubblico in tutti i “night club” della Costiera amalfitana e cilentana. Questa la formazione de “I Killers”: Peppe Lupetti, Leonardo Mazzotta, Franco Caso, Mario Bongiovanni e Virgilio Fusco. Avendo conosciuto e ascoltato “I Killers” in quel periodo devo ammettere che erano musicalmente superiori ai più noti conterranei “Santo California”, che con la canzone “Tornerò” conquistarono le classifiche di mezza Europa.

    Accadeva 50 anni fa

    50 anni fa la Philips presentava “Mignon” il primo mangiadischi completamente automatico, con una promozione destinata a chi compiva 18/19/20 anni nell’anno 1959, regalando un disco e riservando loro uno sconto speciale. La Fabbrica della RiFi Record pubblicizzava l’offerta di stampaggio dischi per conto terzi in materiale plastico. Il dentifricio Chlorodont offriva a tutti gli acquirenti un disco flexi col successo del momento.

    La Voce del Padrone-Columbia pubblicizzava l’emissione dei propri dischi a 45 giri dei partecipanti alla Piedigrotta partenopea. Alla radio si alternavano artisti in cerca di successo, partecipando a concorsi indetti dalla stessa RAI. A tutto questo aggiungo un reperto storico della Casa Discografica SAAR di Milano: lo scotch che usavano i magazzinieri Michele Scommegna (Nicola Di Bari) e Antonio Lardera (Tony Dallara).

    Vendita dischi a peso

    Una volta era prassi dire “Vendono i dischi a peso d’oro”, ora purtroppo si possono vendere dischi solo a peso… e basta. Questo infatti è quello che sta facendo il negozio di dischi Co.Ca.in di Mercato S. Severino (SA), che offre a tutti gli appassionati di musica (country, rock, jazz, pop, folk etc.) CD a 5 euro al chilo (mediamente 33 cent. l’uno). Altre offerte non superano 1€, comprendendo anche un vastissimo assortimento di musicassette, irreperibili sul mercato. Per gli appassionati di vari generi musicali sono state approntate delle confezioni di 20 CD misti (import e nazionali) al prezzo di 5 € a confezione; ogni 2 confezioni la terza è in omaggio, in pratica 60 Cd originali per soli 10 euro.

    Noi che, cinquant’anni fa…

    Prendo a prestito da Carlo Conti questa fatidica frase “Noi che…” ritornata di moda per ricordare il nostro passato; anch’io ho voglia di farlo, ricordando “Che noi, cinquant’anni fa” esortavamo le nostre donne di casa ad acquistare la “Cera Grey”, che si presentava con lo slogan: Con Cera Grey…lucidate, cantate e ballate; infatti per l’acquisto di una confezione davano in omaggio un disco a 45 giri di Arturo Testa o di Wilma De Angelis, di Don Marino Barreto Jr., di Flo Sandon’s, di Corrado Lojacono o di Aurelio Fierro. Il brodo a casa mia si faceva con carne (poca) e ossa (tante), ma alla domanda della Sig.ra di fronte (benestante) – Carletto cosa hai mangiato oggi ?; la mia risposta (furbetta) era sempre – uno squisito brodo Brueg, da leccarsi i baffi (di papà ovviamente). Tutto questo per convincere la dirimpettaia ad acquistare questo Brodo Brueg, che dava in omaggio, ogni 6 astucci, un disco a 45 giri con le canzoni: Tequila, Juke box, Lisbon antiqua, Magic moments. La pioggia cadrà etc., interpretate ovviamente da cantanti dilettanti; poi bastava recuperare gli astucci vuoti e il gioco era fatto.

    Noi che, cinquant’anni fa bidonavamo i furbi milanesi, che con pubblicità ingannevole, ci esortavano a contattarli allo scopo di rifilarci omaggi, omaggi e omaggi discografici; ebbene MAI e quando dico MAI, vuol dire MAI abbiamo pagato, oltre alla prima rata, qualsiasi cosa ci veniva spedito con pagamento rateale. Non ci credete? domandatelo alla “selezione dal reader’s digest”, se hanno mai ricevuto pagamenti completi per i famosi giradischi, col cambiadisco automatico venduti negli anni ’60. In generale le condizioni per ricevere una fonovaligia in “Omaggio” erano quasi sempre uguali per tutte le ditte e cioè: ti iscrivevi al Club del disco, ti impegnavi a comprare degli LP su una scelta obbligata (ormai invendibili) per un periodo stabilito e la spazzatura la mandavano al Sud senza oneri aggiuntivi. Alcune Ditte, sempre di Milano, ti regalavano un “tot” di dischi Long Playing se acquistavi un giradischi “Complesso Europhon” a sole 14.700 lire oppure “Complesso Lesa”, qualitativamente meno scadente a 19.700 lire, sperando di realizzare la vendita di un giradischi e dischi all’effettivo valore dell’intero stock. L’unico vantaggio di queste fonovaligie era la faciltà di sostituzione della puntina (ronette) ad incastro manuale; tuttora ne posseggo un centinaio di pezzi disponibili per chi ne dovesse aver bisogno.

    Dal “Buttafuori” a “Gran Gala”

    Luciano Rispoli, romano, 50 anni fa iniziò come presentatore del Buttafuori, un programma che selezionava dilettanti da far esordire nel programma di Delia Scala “Gran Gala”. Si racconta che: nello studio di via Asiago, alla fine della registrazione di una delle ultime trasmissioni di “Gran Gala”, Delia Scala si vide avvicinare da un bel giovanotto con la cravatta rossa, timido e imbarazzato e il fotografo di studio la invitò a farsi fotografare sola con l’altro presentatore. Quale presentatore? – domandò – Luciano Rispoli ancora più imbarazzato si fece avanti e la risposta fu: “Quello del Buttafuori”! Questa trasmissione ebbe un enorme successo, selezionando in ogni provincia d’Italia tantissimi dilettanti ad opera di Radiosquadre e Telesquadre.


    Alcuni partecipanti intrapresero l’attività di cantanti o di attori, come Sergio Magri, sassofonista e leader del complesso “Rio” di Padova, che si esibì ad Este, con un pezzo da lui composto; più tardi lo ritroveremo ne “I Delfini”, formatisi nel 1961 e con loro fino al 1966, quando decise di smettere con la musica e sostituito nel gruppo da Giorgio Castellani nel 1967. Con Sergio Magri si esibì come cantante Mirella Lorenzi che cantò “Guarda che luna”; in seguito incise per la Universal International Musica un 45 giri che riportava nella facciata A “Quella musica” e nella facciata B “Quelle Hawaii” (disco raro). Come aspirante attore vinse Alberto Terrani, con la lettura di un brano di Garcia Lorca. Ricordiamo la partecipazione ad Ariano Irpino di uno degli otto fratelli di Aurelio Fierro, incoraggiato dallo stesso, cantò guarda caso, “Lazzarella”. Il Buttafuori toccò trentasette province, ricordiamone alcune: Cento (Ferrara), Ariano Irpino (Avellino), Castrovillari (Cosenza), Este (Padova), Desenzano sul Garda (Brescia), Vigevano (Pavia), Tarquinia (Viterbo) e poi Palmi, Acireale, Rovereto, Cividale, Termini Imerese etc.

    Il Musichiere 50 anni fa

    Sabato 5 dicembre 1959 Luciano Maysse, un giovane salernitano, vinceva il titolo di campione della più nota trasmissione televisiva dell’epoca, aggiudicandosi la notevole cifra di 800.000 lire e un viaggio premio in America, precisamente a Hollywood e a Disneyland. Luciano Maysse divenne un personaggio famoso in breve tempo e breve fu la durata del successo ottenuto al Musichiere, inciampando nel “motivo cigolato” della cassaforte, che per amnesia emotiva momentanea gli fece perdere la possibilità di proseguire come campione della famosa trasmissione musicale, condotta da Mario Riva. Luciano, mio fraterno amico, incise un disco per la Ricordi e fondò a Salerno “Disclan”, il più importante negozio di musica della Campania, tuttora gestito dai figli Mario ed Elisabetta.