Carlo Casale
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    Camicina della fortuna

    Disco flexi "Ninna nanna dell'arcobaleno"“Nati con la camicia” si dice ai bimbi che nascono con quella membrana amniotica, tipo pellicola biancastra, attorno al collo. Altre correnti di pensiero attribuiscono questo modo di dire alla probabile agiatezza del nascituro, augurandogli così una vita sana e fortunata a livello economico. La tradizione vuole che si regali al bimbo questa “Camicina della fortuna” di pura seta (per morbidezza e delicatezza) e non di cotone (per risparmiare); aggiungo che in alcuni ospedali viene espressamente richiesto alla puerpera di aggiungerlo alla lista del corredino, perchè deve essere indossato dal bimbo appena nato subito dopo il parto. Da nonno non intendevo informare delle mie personali esperienze, ma attenermi alla mia passione per la musica, pubblicando questo straordinario disco flexi, che accompagnava molto probabilmente la famosa “Camicina della fortuna”. Trattasi di una bella “Ninna nanna dell’arcobaleno”, di Corsini-Ardini, cantata da Luciana Salvatori accompagnata al piano dal M° Edoardo Brizio, divenuto in seguito Direttore dell’Orchestra e Coro Filarmonico di Bratislava; tantissimi i dischi incisi per le Edizioni S.Paolo, quasi tutti dedicati alla Musica Sacra, composta da Gaetano Donizetti, Bellini, Rossini etc.

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    Il “Salvadanaio” del Banco del Mutuo Soccorso.

    Il Banco del Mutuo Soccorso (BMS) è un gruppo romano nato nel 1969 e ritenuto, assieme alla Premiata Forneria Marconi (PFM) e Le Orme, tra i gruppi progressivi italiani più importanti degli anni ‘70. Fondato dai fratelli Nocenzi (Vittorio e Gianni) entrambi tastierista e pianista; particolare questo che creava delle difficoltà alla formazione del gruppo. Infatti nessun gruppo musicale del periodo aveva nella propria formazione due strumentisti che si esibivano sui tasti “bianchi e neri”; forse i soli inglesi “Procol Harum” li avevano preceduti nel 1967, se non ricordo male. Questa particolarità in seguito si rivelò una caratteristica essenziale, che li rese facilmente distinguibili da tutti gli altri. La formazione bisognava di qualche nuovo elemento che diversificasse questo loro sound, per la verità non accettato dalla stessa RCA Italiana, che nel 1969 decise di non pubblicare le loro prime registrazioni.

    Fu allora che durante un’esibizione i fratelli Nocenzi incontrarono il chitarrista Marcello Todaro, ex “Fiori di campo”, subito entrato a far parte del gruppo. Ora però mancava la voce ed a questo pensò lo stesso Todaro, presentando Francesco Di Giacomo, che inizialmente non fece una buona impressione per la sua stazza fisica e la lunga barba; la sua voce però era la risultante della moltiplicazione tra altezza e larghezza = una bomba. Quest’ultimo portò con se il batterista Pierluigi Calderoni ed il bassista Renato D’Angelo, entrambi provenienti da “Le Esperienze”. Il quintetto divenne sestetto e dopo il passaggio dalla RCA alla Ricordi uscì sul mercato discografico (1972) questo prezioso “Salvadanaio”, che non “risparmierà” i grandi successi del Banco del Mutuo Soccorso. Stampe e ristampe lo collocano tra i dischi più rari del BMS, rintracciabili su Ebay a prezzi ancora abbastanza contenuti. Il più gettonato è il vinile con la sola forma del salvadanaio e quello in CD digipack edizione “Gold”, a non meno di 50 € (nuovo sigillato), letteralmente divorato dai collezionisti.

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    Nicola Di Bari “Discografia spagnola”

    Corazon es un gitano, Como violetas, Historia de un amor, Dias del arco iris, Guitarra suena mas bajo, Amor retorna a casa, Trotamundos, Gitana (Zingara), Gran amor y nada mas, Yo te siento, Mi viejo, Mia, Agnese, Pedro nadie, Primera cosa bella, Amor te ache linda, Prueba Llamarme amor, Yo te siento, Se que bebo, se que fumo, Mi pueblo, Rosa, Estupido, Volver, volver, Toma tu tiempo (Strada facendo), Tu me acostumbraste, De viajes, Ignazu, Serenata serenata, Sorrento, Mare, Ultimo pensamiento (l’ultimo pensiero), Yo te quiero (Notte chiara), Solo tu y you (Io e te soli), Mi libertad (La mia libertà), Dos lejanos (Lontano), Estare, Por ejemplo (Per esempio), Es la vida (Innamorarsi), Vagabundo, Wakka doo wakka day, Ojos Carlos, Bamba, Clair, Corcovado, Hierba de mi casa (Erba di casa mia), Para mi es algo mas, Permite senora (Permette signora), Dicen en el pueblo que la fue a buscar, Ultimo romantico etc.

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    Bob Azzam et son orchestre

    Waddie Georges Azzam in arte Bob Azzam, cantante libanese che negli anni ‘60 contribuì ad incrementare la lunga schiera di complessi in voga nel periodo: Marino Marini, Renato Carosone, Franco e i G5, Fred Buscaglione e gli Asternovas, Marino Barreto Jr., Peppino Di Capri etc.. Quest’artista geniale, che pochi hanno avuto modo di apprezzare, ha lasciato nel mondo della musica leggera grandi successi personali come: “Mustapha” e “C’est ecrit dans le ciel (Era scritto nel cielo)”, ovviamente seguiti da grandi successi di cover italiane ed internazionali. In Francia incideva per l’etichetta Festival (HispaVox) e la Barclay; in Italia le prime incisioni furono pubblicate su etichetta Italdisc (Prima casa discografica di Mina) e dalla Karim (prima casa discografica di Fabrizio De Andrè).

    Qui di seguito un elenco di canzoni di Bob Azzam di mia conoscenza: T’aimer follement, Romantica, Piove (Ciao ciao bambina), Padrone d’ ‘o mare, Ti adorerò, Arrivederci, Alibabà twist, Ola! ola!, La malatia, Manuela, Vieni vieni, Dracula cha cha cha, Amen twist, Till, Io, T’ho vista piangere, Un petit grain de sable (versione francese di Legata a un granello di sabbia di Nico Fidenco), You are my destiny, incisa anche in francese e spagnolo (Tu eres mi destino), Ofrecimiento, Viens,viens dans mes bras, La joie d’aimer, Amor (love), Fais-moi du couscous, La chanson d’Orphèe, Tintarella di luna, Viens a juan les pins, Centre de visionnage, Al chiar di luna, La pachanga, Sabeline, Ni chaud ni froid, Le marsupilami, Les cloches de Lisbone, Les papous, Luna caprese, Mas que nada, Rain rain go away, Batukada, Each night e Pepito. Bob Azzam era nato a Beirut il 24 ottobre 1925 e morto a Monaco il 24 luglio del 2004. A fine carriera aprì un locale notturno a Ginevra dove ti tanto in tanto si esibiva come artista jazz.

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    Roby Ferrante, Luciano Vieri, Alfredo Mazzini…indimenticabili.

    Tre giovani vite spezzate, nello stesso identico e sfortunato destino. Tre giovani artisti che hanno lasciato il loro nome indelebile nel mondo della musica leggera.
    Roby Ferrante iniziò la sua carriera discografica nel 1962, incidendo per la RCA Italiana il 45 giri “La nave talpa/Una donna come te” PM 3139, entrambi i brani furono inclusi nell’ album, sempre RCA, “Alta pressione” PML 10329; nel 1964 la svolta, compose la musica di “Ogni volta”, parole di Carlo Rossi, ottenendo un successo strepitoso al Festival di Sanremo interpretandola in coppia con Paul Anka; nel retro “Sono un ragazzo” ARC AN 4003. Il disco come si può intuire è molto raro, in quanto la versione cantata da Paul Anka ottenne un successo di vendite maggiore. Nello stesso anno incise “Tu sei sempre/Non ti ricordi più” ARC AN 4006 e “Il biliardo/No, non mi puoi lasciare”; nel 1965 “Il giorno mio/Fratello mio” ARC AN 4057, ma fu difficile ripetere il boom commerciale di “Ogni volta”. Pubblicato in tutto il mondo, compreso il Giappone, conteneva sulla facciata “A” la versione di Paul Anka e sulla facciata “B” quella di Roby Ferrante (valore € 50,00 circa). Roby Ferrante morì il 19 agosto 1966 in seguito ad un incidente stradale. Identica sorte toccò a Luciano Vieri che nel 1962 incise alcuni dischi con lo pseudonimo “Jean Luk”; nel 1964 con “Torno a pregare/Ho un amico” ARC AN 4015 tentò di imporsi al grande pubblico; agli amici faceva ascoltare “La casa del sole”, cover del famoso successo di Eric Burdon e gli Animals “The house of rising sun”, ogni qualvolta si recava a far visita alla nonna paterna in quel di Poggio Moiano (Rieti); purtroppo quel progetto si interruppe con la disgrazia, che avvenne nel maggio del 1965, a soli 23 anni. Il brano in seguito fu inciso da Marcello Minerbi con la Durium, col nome “Los Marcellos Ferial”. Il terzo giovane cantante, anche lui deceduto in seguito ad un incidente d’auto, a soli 22 anni è Alfredo Mazzini, conosciuto col nome di “Geronimo” per il naso aquilino, fratello di Mina, che gli procurò nel 1962 il primo contratto discografico con l’Italdisc. Alfredo faceva parte del complesso “I Solitari”, che solevano accompagnare Mina agli esordi. L’unica incisione di “Geronimo” avvenne post morte a cura dell’Italdisc di Davide Matalon e si intitolava “Quando dovrai partire”; anche questo disco è molto ricercato dai collezionisti. Ringrazio Alfonso Gargano per avermi prestato il disco di Roby Ferrante.

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    Burton Cummings “Stand Tall”

    Ma dove caspita li vai a prendere questi dischi? Ebbene questa è la domanda che più frequentemente mi viene rivolta dagli amici collezionisti di musica in vinile. A loro rispondo: “Il mio intento è quello di far trovare sui siti musicali quello che io non ho mai trovato!”. Tuttora non ho notizia di una versione cover italiana di Tico Tico; mai nessuno mi ha saputo dire se esiste una versione cover italiana di “3/4 time” di Ray Charles; mai visto un disco di Mario Fenzi che certamente ha inciso per la Dominator e la Odeon; mai nessuno è stato in grado di darmi la benchè minima testimonianza dell’esistenza del 78 giri “Apri la porta Tommaso”, che Buscaglione dedicò ad un portiere d’albergo di Torino e “Mariagiuana” anche questa cantata dal grande Fred Buscaglione e via via fino al buio totale. Ebbene questo è il motivo principale che mi spinge ad effettuare tormentate ricerche di personaggi famosi che nessuno si degna di pubblicare. Peccato io non possa dedicarmi, per mancanza di tempo, a ricostruire la storia dei complessi “minori” campani. E’ tanto il mio desiderio e spero di tanti altri di poter conoscere chi erano i personaggi che incidevano canzoni cover di successo per piccole etichette discografiche, occultando la propria idendità dietro uno pseudonimo. Il disco che ho scovato oggi è quello di Burton Cummings, nato il 31 dicembre 1947, musicista-pianista canadese che dal 1966 all’ottobre del 1975 fece parte del gruppo “The Guess Who”, sostituendo al piano Bob Ashley; nel 1976 lasciò il gruppo per tentare il successo da solista incidendo questo bellissimo brano “Stand Tall”, che rimane la sua canzone più gettonata. Riapparve solo per una partecipazione televisiva con i “The Guess Who” nel marzo del 1979. Il 1970 segnò l’anno della consacrazione del gruppo, ricevendo il disco d’oro per il famoso “American Woman”. Il 45 giri di Burton Cummings fu dato in omaggio, allegato alla rivista mensile di musica e alta fedeltà “Music”. Il produttore di questo disco è Richard Perry, famoso per la produzione dei lavori di Harry Nilsson, Ray Charles, Ringo Starr, Barbra Streisand, Art Garfunkel, Leo Sayer, Diana Ross etc.

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    The Pharoahs

    Questo disco dei “The Pharoahs” fu pubblicato in Extended Play dalla Ace Record Limited di Londra nel 1958, su licenza della Decca, da non confondere con ” The Pharaohs”, noto gruppo che accompagnava “Sam the Sham” nel brano “Wooly Bully”. The Pharoahs era formato da cinque soldati americani di colore ed esattamente: Paul Brown di Portland (Oregon); Manchester Brooks di Patterson (New Jersey); Reginald Smith di Detroit (Michigan); Joan James di Baltimora (Maryland) e Frank Jones di Wilmington (North Carolina), di età compresa tra i 21 e 23 anni. Lanciarono in Germania, dove erano in servizio militare, questo tipico Rhythm and blues, che più tardi verrà apprezzato in tutta Europa. Lo stile era quello dei Platters, dei Righteous Brothers, di Vera Lynn, del Duo Robert & Johnny etc., che incisero tutti il brano (There’ll be bluebird over) The white cliffs of Dover (Le bianche scogliere di Dover), primo brano di questo bellissimo disco dei The Pharoahs. Completano l’EP: Broken heart, Crying eyes; Parting e Shirley. Questi ultimi tre brani sono firmati da tutti i componenti del gruppo.

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    Memo Remigi “Non so chi sei”

    Memo Remigi, conosciuto come cantante per il suo più grande successo “Innamorati a Milano, sconosciuto come sportivo; ebbene Memo Remigi da giovane è stato ad un passo dal diventare un calciatore professionista del Como, squadra della sua città. Veramente arrivò ad esordire nelle giovanili del Como in serie A, poi riserva in prima squadra, ma essendo un pò gracilino e spesso infortunato, su consiglio del padre, optò per uno sport meno faticoso: il golf. Effettivamente questo sport lo appassionò a tal punto da fargli meritare coppe e medaglie dei vari tornei che si svolgevano sui campi di golf sulle colline del lago di Montorfano (Como). Arrivò in Nazionale e fu al Golf Club di Villa d’Este di Como che conobbe sua moglie Lucia Russo. Tra gli aneddoti si racconta che tra gli ospiti del Club si trovasse Bing Crosby, il quale chiese di sfidare l’ atleta più in forma, ovviamente toccò a Remigi e dopo un pò di tempo toccò a Clark Gable sfidarlo. Nella musica arrivò grazie al maestro Giovanni D’Anza all’inizio degli anni ‘60. Nel 1962 incise il primo disco con la Karim e sempre nello stesso anno ne incise altri quattro; nel 1963 altri due sempre con la Karim. Nel 1965 passò alla RiFi Record, partecipando al “Disco per l’estate” col brano “Innamorati a Milano”, scritto in collaborazione con Alberto Testa. Dopo qualche partecipazione al Festival di Sanremo, scriverà canzoni di successo per Iva Zanicchi, Orietta Berti, Ornella Vanoni ed Ombretta Colli. Questo disco raro ” Non so chi sei” inciso per la Karim è una cover di Theme for a dream di Garson, nel retro “C’est la vie c’est l’amour”. La Karim fu fondata nel 1961 da Ivo Chiesa, dall’ing. genovese Pino Gualco, marito della famosa attrice Olga Villi (films con Totò, Tatanto etc.), Giovanni Fischietti e da Gaetano Pulvirenti, che più tardi ritroveremo Direttore alle vendite della RCA Italiana. La Karim annoverò nelle sue schiere grandi artisti, come Orietta Berti scoperta da Giorgio Calabrese, Julia De Palma e Fabrizio De Andrè. Dopo il fallimento passò l’intero catalgo alla RRC (Roman Record Company).

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    Scenette comiche a 45 giri

    Gli anni ‘60 rappresentarono per i dischi il periodo più importante per la produzione in vinile; molte etichette napoletane si ressero sullo stampaggio e la vendita di dischi a 45 giri di qualsiasi genere, musicale e non; infatti incisero dischi persino personaggi famosi del mondo dello spettacolo, quali: Nino Taranto, Alberto Sordi, Pietro De Vico, Dolores Palumbo, Gino Maringola, Armando Marra, Nino Manfredi, Massimo Troisi (La smorfia) in LP, etc.. La Fonit, casa discografica torinese, stampò più di 100 dischi a 45 giri di questo genere, buona parte interpretati da Nino Taranto con Luisa Conte, il fratello Carlo Taranto, Isa Daniele e A. Farace; per la cronaca le scenette erano firmate dallo stesso Taranto e dal maestro Mario Festa, autori tra l’altro del brano “Lusingame”, portato al successo dal grande Sergio Bruni. Gino Maringola, noto attore per anni con la Compagnia teatrale di Eduardo De Filippo, incise per la Phonotype Record una miriade di questi dischi comici-folkloristici-popolari; ne ricordo alcuni di maggior successo: La Teresina, Lo spazzacamino, La campagnola, La bicicletta, ‘O rialo ‘e Natale, ‘E quatte frate, ‘O sasiccio e a sepressata, ‘O sasiccio do’ figlio e don Ciccio, O’ fatto d’o capitone, Brunetta mia simpatica, Il fazzolettino etc. Questi dischi, anche se fenomeni regionali, vendevano così tanto che la Hit Parade nazionale ne avrebbe dovuto contenere almeno la metà. Pietro De Vico con la sua caratteristica balbuzia, sorretta dalla spalla geniale di Dolores Palumbo, faceva scombisciare dalle risate piccoli, giovani e anziani; anche di questi due grandi attori comici voglio ricordare i titoli più gettonati: Etichetta “Starlette hi-fi” SN 146 ‘Nnanzo ‘o muorto/ Sequestro e sfratto; SN 147 ‘A Strazzione/ Add’ ‘o Fotografo; SN 148 ‘O Maruzzaro/ Dint”a circolare destra; SN 149 Cane e gatte/ La Fiera dei sordi (Parodia alla Fiera dei sogni di Mike Buongiorno). “Le Lucciole” formato da quattro “Femminielli” o presunti tali incisero “‘O rusario” il famoso uno, roje, tre e quatte…cinche, sei, sette e otto accoppiato alla cabalistica “‘A tumbulella”, dove ogni numero estratto veniva evidenziato col significato della smorfia napoletana, esempio: 6 “chella ca guarda ‘nterra”, 17 “‘A disgrazia” e così via. Per finire voglio ricordare Benedetto Casillo e Renato Rutigliano, noti come “I Sadici Piangenti”, che vendettero tantissimi LP, etichetta Gulp, in particolar modo quello contenente il brano “Sul cornicione”, brano di grandissima attualità, dove un operaio disperato per mancanza di lavoro, voleva commettere un gesto inconsulto, suicidandosi; questo sotto è l’unico 45 giri inciso dalla coppia.

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    Dischi in vinile e “non solo musica leggera”

    Quando si parla di dischi in vinile è sottinteso che parliamo di musica, ma non è stato sempre così; infatti tra la metà e la fine degli anni ‘60 furono pubblicati tantissimi dischi a 33 e 45 giri che trattavano ben altro; qui di seguito alcuni esempi di vinili ricercatissimi e difficili da reperire. Il primo è un documento storico per la nostra Città di Mercato S. Severino, che già nel 1985/86, faceva parte di associazioni che avevano lo scopo di “Raccogliere Fondi per Ricerca sul Cancro”. Questo disco prodotto dalle associazioni “LEO”, cioè Leadership Experience Opportunity, oggi Lions Club, allora Lions International, aveva per titolo “Il cancro? Non solo un segno zodiacale”, conteneva 2 brani eseguiti da un fantomatico gruppo “Plico e i Leo”; Uno dei 2 pezzi, intitolato “Fino in fondo” composto da A.Petrucciano e F. Di Lena, trattava la possibilità futura di sconfiggere questo brutto male, che a me ha portato via una sorella ed un fratello. Il secondo disco tratta “La bellezza femminile”, a cura della Dott.sa Elena Melik, esperta in materia, che consiglia alle belle donne, come rimanere giovani e attraenti nel tempo. La terza serie di dischi riguarda i Santuari, che portarono nelle casse delle piccole case discografiche tanti soldini; la King di Aurelio Fierro ne produsse tanti da colmare l’intero fabbisogno campano; da S.Gerardo Maiella a Maria S.S. di Montevergine, dalla Vergine del Rosario di Pompei alla Madonna di Loreto. Le etichette Lucane e del “Basso Adriatico” pubblicarono interi cataloghi di dischi dedicati ai santi e persino ai Papi. Insomma è brutto a dirsi, ma per produrre dischi di attualità si aspettava la disgrazia o il fatto di cronaca nera. Lo stesso Alighiero Noschese, il più grande imitatore italiano di tutti i tempi si servì, su richiesta di un settimanale, del vinile per pubblicizzare le proprie performance, cosa che fece Gianni Nazzaro (Buddy) e Colette (Anna D’Avanzo) nel periodo, incidendo canzoni famose, imitando gli esecutori originali.

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