Cattiveria “imbarazzante”

Bimbo "birbantello"

Bimbo \”birbantello\”

E’ la prima volta che approvo una cattiveria fatta a un bambino da un amico. Descrivere l’accaduto è difficile perchè il tutto è affidato all’immaginazione di chi legge. Il fatto: Capita di essere invitato a trascorrere una serata a casa di amici, dove si mangia e si beve di tutto e…di più; non puoi desistere dall’assaggiare le varie specialità della “casa”: un primo di pasta ammiscata con l’aglio sfritto e fagioli “qualità scardamazzi”; per secondo “sasicce ‘e ‘vruoccule” col peperoncino calabrese di Soverato, qualche “purpetta ‘e baccalà” e vino paesano a volontà; una piccola pausa e tanto per gradire, castagne ‘nfurnate e nocillo finale, paliativo per la digestione. Arriva la notte e con essa la sofferenza del contenimento gastrico in ebollizione. Mai alba è stata salutata con tanto entusiasmo dall’amico che giustificando questo anticipato risveglio mattutino dice – bella giornata, ho proprio bisogno di fare quattro passi sul bagnasciuga e respirare questa sottile brezza marina. Rifiutando il caffè, s’ incammina sulla lunga spiaggia deserta godendo spiritualmente della possibilità di liberarsi dei dolori addominali patiti durante la notte. Il silenzio, quasi tombale del mattino, era rotto dalle imprecazioni di una mamma minacciosa nei confronti del figlio disubbidiente, sfuggito a una sicura punizione.

Fu a quel punto che il mio amico, aguzzando la vista, nota che il ragazzino seduto nell’acqua lanciava la sabbia bagnata, motivo della ramanzina, nelle spalle dei primi avventori dello stabilimento balneare, che pur se infastiditi dal gesto non potevano far altro che giustificarlo con un – “birbantello” o con un – “Eh! eh! eh”, questo non si fa”.

Man mano che anch’egli si avvicinava al ragazzino, mille pensieri gli balenavano in testa, pensando a cosa fare per evitare quei fastidiosi schizzi misti di acqua fredda e sabbia; e allora? un occhio alla madre che si allontanava desolata, rinviando il castigo a più tardi, l’altro occhio al ragazzino in fase di preparazione lancio; l’impossibilità di poter trattenere ancora per molto tutta l’aerofagia incamerata da oltre 10 ore e che adesso era giunta nella fase di espulsione, quindi pensò bene che quello era il momento adatto per difendersi … attaccando; alzando di 30 cm. la gamba destra gli spara un missile terra-ARIA all’altezza della spalla destra, bloccandogli il presunto lancio del minuscolo “gavettone”; il bimbo esterrefatto rimane per diversi attimi a bocca aperta (boccheggiante), con la sabbia bagnata che gli colava tra le dita, incapace di reagire allo shock subito. A bersaglio (colpito e affondato) il mio amico, soddisfatto commenta – Quanno ‘nce vò, ce vò!!!.

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *