Mario Fenzi biografia

Cartolina pubblicitaria di un giovane Mario Fenzi

Mario Fenzi (Mario Ugeri Fenzi) era nato a Gabbro, una frazione del comune di Rosignano Marittimo in provincia di Livorno il 4 novembre del 1917. Gabbro, un grazioso e antico paese sulle colline livornesi è diventato più tardi abbastanza conosciuto per essere anche il paese natale di Nada, una “doppia” cugina del Fenzi che era cugino di Gino Malanima (padre di Nada) da parte di madre e di Viviana Fenzi (madre di Nada) per parte di padre.
I Fenzi fanno parte di una parte importante della storia di Gabbro da quando vi si ritirarono da Firenze nei primi dell’800, dopo il fallimento della banca di famiglia.
Mario Fenzi era infatti discendente di una delle più importanti famiglie fiorentine, così come sua moglie Graziella dei conti e marchesi Grassi, ma mai una volta ha ricordato ai suoi estimatori di essere di nobile famiglia.
E’ vissuto semplicemente facendo quello che a lui più piaceva: il teatro.
Cominciò come cantante, aveva una bella voce, diciamo alla “Claudio Villa”, il quale Claudio Villa fu poi uno dei suoi più grandi amici, “un fratello”, dicevano entrambi.
Rimasto orfano giovanissimo, si trasferì prima a Livorno, dove cominciò a studiare canto. Qualche tempo dopo conobbe il Maestro Franzi e andò a Firenze dove cominciò a studiare canto ed entrò a far parte dei cantanti di Radio Firenze.


Arrivò la guerra che vede il Fenzi ufficiale di Marina. Sulla sua nave conobbe Ugo Tognazzi, amico fino alla morte di Ugo. Insieme formarono un gruppetto di marinai che si esibiva alla Radio del Combattente. E’ di quell’epoca un successo scritto appositamente per il “marinaio Fenzi” : Lo stornello del marinaio ( che qualcuno attribuisce , erroneamente, come scritto per Luciano Tajoli).
Durante il periodo bellico, nonostante le numerose e pericolose missioni sulle navi militari (ci fu anche un tragico affondamento della nave su cui era imbarcato e si salvò grazie alla sua abilità nel nuoto, arrivando dal largo delle coste africane, in Sicilia) continuò ad esibirsi alla Radio del Combattente e a giocare a calcio nella squadra del Castellammare di Stabia.

Dopo l’8 settembre Mario Fenzi raggiunse la famiglia (moglie e figlia) in provincia di Firenze dove c’erano i tedeschi che facevano rastrellamenti. Per salvarsi, o almeno per cercare di farlo, passava tutto il giorno chiuso dentro il forno di una fornace in disuso. La notte raggiungeva la famiglia.
La villa dove abitava la famiglia, un giorno, fu requisita da alcuni rappresentanti dell’esercito tedesco. La fortuna fu che il comandante di quel drappello fosse il tenente Helmuth Zacharias, il quale fece uscire Mario Fenzi dal forno e con lui strinse una grande amicizia che li portò ad esibirsi insieme in molti spettacoli fino agli anni ’60.
Intanto Mario Fenzi aveva raggiunto grande popolarità come cantante di tutti i successi della Selene e con canzoni da lui stesso scritte; dopo la Selene incise con la Odeon.
Quando andarono via i tedeschi a Firenze arrivò la Quinta Armata agli ordini del Gen. Clark; Mario Fenzi aveva ripreso a cantare da Radio Firenze; il Gen. Clark divenne suo grande ammiratore e lo voleva tutte le sere per allietare, con la sua voce, le cene degli ufficiali e le feste che si facevano al Comando. Radio Firenze fu costretta a trasmettere il programma serale di canzoni dal comando della Quinta Armata.
Dopo vennero gli anni più difficili della ricostruzione e per le compagnie di varietà la vita diventò dura e difficile a sopravvivere. Il Fenzi fece compagnia con Mario Carotenuto e insieme girarono per tutti i teatri d’Italia. Una sera si ammalò il comico e fu a quel punto che il direttore(capocomico) disse a Mario Fenzi, mettendogli indosso una giacchettella piuttosto ridicola, di tirar fuori la sua geniale comicità toscana, dicendo: Vai Mario, tu sai come si fa per far ridere la gente !.
Così nacque Mario Fenzi comico.
Da allora grandi successi in tutti i teatri della penisola, cabarets e feste all’aperto furono i suoi palcoscenici.
Con l’incontro di Beppe Orlandi, della cui compagnia vernacolare entrò a far parte, arrivarono nuovi successi, ma non dimenticò mai di essere un “cantante”.
Negli anni ’60 passò diversi anni a Napoli, la città più amata, dopo Livorno, e, pur lasciando ampio spazio al suo pupillo Alberto Bongi, non mancarono i successi personali. A Napoli, abitava alla “Pensione Rosa”, in Galleria Umberto, e fece parte, fino al suo ritorno in Toscana, della storia musicale di Napoli, portando la sua allegria toscana nei teatri della Campania, interpretando sempre le storiche canzoni del suo vasto repertorio.
Poi la malattia e soprattutto la morte di tanti amici: Claudio Villa, Ugo Tognazzi, Alighiero Noschese, Luciano Virgili, Armando Nocchi (per anni la sua spalla in teatro), Renzo Giacomelli (bravo cantante e suo cugino) e tanti, troppi altri fiaccarono la sua forza, la sua voglia di vivere e, a 78 anni, ancora d’aspetto giovanile, Mario Fenzi se ne andò a raggiungere coloro che lo avevano preceduto nel grande passo.
I suoi dischi sono rarissimi e ricercatissimi da tutti i collezionisti. La sua storia è da soggetto cinematografico e chissà che un giorno…

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