Nicola Paone biografia e discografia 3^ parte

Foto storica con dedica di Nicola PaoneNicola Paone sorride per la prima volta quando incontra Delia, che tenendola per mano nelle lunghe passeggiate per Central Park, sogna mete ambiziose.
Nicola dice: ” Avevo 23 anni ed ero arrivato a New York per trionfare (come avevo promesso a mio padre), sia come campione di box, come ciclista o come cantante…dovevo mantenere assolutamente la mia promessa”. Era il 1941, Delia era già mia moglie e la famiglia che ora contava otto unità passava le stesse privazioni di prima. Mio padre, minatore, faceva sacrifici enormi per portare qualche soldo in più a casa; nel mentre nasce Jove, che sta per Giuseppe, dando nuova speranza alla famiglia Paone. Un vecchio proverbio argentino dice: “Quando arriva un figlio, viene col pane sotto al braccio”, cioè porta felicità e ricchezza; infatti in casa Paone le cose cominciano a cambiare per il meglio, Nicola da panettiere inizia a lavorare in una gioielleria, diventandone titolare, di una tutta sua, senza però trascurare mai lo studio per ” il bel canto”;  il suo sogno rimaneva sempre quello  di esordire un giorno al Metropolitan Opera House. Quando le cose sembrano andare per il verso giusto, due anni dopo l’inizio dell’attività di gioielliere, viene derubato di tutti i suoi risparmi, parandosi davanti agli occhi  di nuovo il baratro della miseria.
Il figlioletto Jove ha compiuto da poco 4 anni e già si esibisce col padre nei teatri delle piccole borgate, un’attrazione che non passa inosservata, creando curiosità da parte di un pubblico sempre più numeroso.
In tutti gli stati vengono acclamati padre e figlio, che incidono anche dischi insieme e da solo anche il solo Jove.

Una curiosità: come è nata la canzone “Uei, paisano”, il suo cavallo di battaglia?

Si esibiva a Syracusa (USA) con molto successo e all’uscita il pubblico entusiasta volle accompagnarlo alla stazione, aspettando finchè il treno partisse. Nicola Paone si affacciò al finestrino per ringraziare i suoi ammiratori che plaudenti lo acclamavano in coro; Nicola non si rendeva ancora conto di tutto quel clamore, che riteneva anche esagerato e alzando la mano per salutarli e ringraziarli esclamò: “Uei, paisano…uei paisano”. Furono queste due parole a fargli balenare l’idea di comporre il brano, divenuto un successo mondiale, che compose durante il viaggio fino a Rochester (città dove è nata la Kodak), nel tempo di un’ora. Continua…

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