Quel che non si fa più

Rosetta spuma, prodotta dalla Ditta Loria di Mercato S. Severino“Quel che non si fa più” è il titolo di una bellissima canzone cantata da Charles Aznavour nel 1972, che ho preso in prestito per descrivere quello che non si fa più a Mercato S. Severino. Non si fa più la pasta di qualità a livello industriale, famosa quella del Pastificio Portanova; non si fanno più i cetriolini sott’aceto, esportati per decenni in America, dalla Ditta Colasanti ; non si fanno più i peperoni arrostiti sui carboni (specialità della Ditta Giuseppe Salvati e Figli); non si fanno più i famosi liquori “Caffè Ideal” al vecchio cognac – Liquore sport (tipo caffè Borghetti) e il Gran Liquore da dessert “Eros”, della Premiata Distilleria di liquori dei F.lli Costabile di Piazza Del Galdo; non si fa più la famosa “Rosetta spuma”, la deliziosa bibita confezionata con erbe aromatiche e zucchero, prodotta dalla Ditta Loria, in concorrenza con “La spuma rosa” immancabile sulle tavole di tante famiglie negli anni ’50/’60.

Non si fa più ” ‘o fucarone ‘e Sant’Antuono”, che consisteva nell’accendere vecchi suppellettili di legno, in un grande falò e sperare nella buona sorte, come suggeriva il famoso detto: “Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o passa bbuono”. Sant’Antuono e non S.Antonio per distinguerlo dal Santo di Padova. Non si fa più la famosa sfilata dei carri di Carnevale, proveniente da “Chiazza ‘e Panneve” (Piazza di Pandola), con i costumi tradizionali del posto, anche se inventati al momento, in base alla disponibilità di indumenti dismessi. Ricordo che c’era la maschera dell’orso, tenuto a bada con una grossa catena al collo, da un altro figurante, che incuteva tanta paura a noi bambini; cavalli maestosamente bardati con grossi fiocchi colorati e piccoli campanelli che ne accompagnavano i movimenti con piacevoli tintinnii; chi non ricorda “‘A scaletta”, attezzo che veniva adoperato per offrire fiori alle signore ai balconi e ricevere in cambio una moneta o un dolce. La vita cambia, però è bello ricordare “Quello che non si fa più”.

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