60° Festival della canzone italiana.
A molti sfugge il titolo della manifestazione canora più importante in Italia e cioè: Festival della “Canzone” italiana, criticando ( e per fortuna della kermesse sanremese) Emanuele Filiberto di Savoia Principe di Venezia, ritenendolo una voce (si fa per dire) fuori da coro, formato per l’occasione dal trio: Pupo (Enzo Ghinazzi), Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. Questo 60° Festival della “Canzone” italiana, ha ricevuto un ottimo riscontro di ascolto proprio grazie al Nobile Filiberto, contestatissimo nel virtuale Referendum sanremese: “Monarchia o Repubblica”?; infatti, tale era la parvenza del dissenso di alcuni generici a pagamento presenti in galleria del Teatro Ariston. L’altro elemento che ha determinato il gran successo della manifestazione è stato senza dubbio alcuno, la simpatica presenza di Antonella Clerici, che con perfetta autoironia ha saputo rendere simpatica la sua (costruita) goffaggine, limitando le sue performance ad un compito che pochi presentatori sanno esercitare: concentrare l’attenzione del pubblico sulle canzoni e non sulla loro bravura spettacolare personale (Bonolis – Laurenti).
Le trasmissioni televisive, qualunque siano, ottengono grandi riscontri solo se criticate; pensate ad un “Porta a porta” senza tafferugli verbali; “Annozero” condotta da Santoro senza mai pronunciare la parola “Berlusconi”, rimarrebbero trasmissioni soporifere, inascoltate. La critica è la fortuna di tutte le trasmissioni e manifestazioni televisive; cosa potrebbe rendere una trasmissione come “La domenica sportiva” senza il dissenso agli arbitri, ai dubbi inspiegabili della “moviola”, alle cavolate del pendolino di Maurizio Mosca e alle istigazioni di Biscardi?. Ritornando al Festival della “Canzone” italiana e’ bene ricordare alcuni aneddoti ed episodi degli anni precedenti, per poter dimostrare come tutto si ripete immancabilmente ogni anno, pur di ottenere audience o il fatidico share. Nel 1979 la RiFi Record di Milano, fece vincere (si disse allora) il Festival ad un certo Mino Vergnaghi, con la canzone “Amare”, ovviamente nessuno o quasi ha mai sentito parlare di questo cantante, che per la verità veniva da un piccolo sintomo di successo dovuto al brano “Parigi addio” ed era stato il leader del complesso “il Segno dello Zodiaco”; ricordiamo alcuni brani importanti: Questa sera non ho pianto, Parlami sotto le stelle etc. Fu questo il probabile motivo che indusse gli Ansoldi (proprietari della casa discografica) a puntare tutto su Vergnaghi, convinti che la vittoria a Sanremo ne avrebbe consacrato la popolarità e il successivo aumento di vendite dei suoi dischi; purtroppo non solo questo non si verificò, per quanto quello che doveva risultare il trampolino di lancio per l’incolpevole Vergnaghi, non fece altro che relegarlo tra le “Meteore” della musica leggera. Arisa è stata forse l’unica “novità” consacrata del passato, ottenendo qualche consenso da parte dei nostalgici delle strabilianti voci del “Trio Lescano” o delle “Andrews Sisters”. Ricordo agli appassionati di questo genere musicale che potranno goderlo acquistando (pardon…un lapsus), volevo dire scaricando un CD del Maestro Leo Sanfelice. Sempre nel 1979 un gruppo campano “I Pandemonium”, prevedendo quello che sarebbe successo in futuro a Sanremo, interpretarono “Tu fai schifo sempre”.
Altro caso eclatante si verificò nel Sanremo 1997 con “I Jalisse”, vincendo quell’edizione con “Fiume di parole” e finendo 24 ore dopo nel “Club Meteore”, ma la cosa che rimane sconcertante è che in quell’edizione fu esclusa dalla finale Carmen Consoli che cantò “Confusa e felice” e Nek si classificò al 10° posto con “Laura non c’è”, però entrò in finale Miki Mix con “E la notte se ne va”…con lo stesso Miki.
Comunque tutti hanno tentato tutto per fare ascolti, ricordate ad esempio il finto suicidio di un certo Pino Pagano, salvato dall’eroico Pippo Baudo che con le buone maniere lo distolse dal fare l’insano gesto di buttarsi dal loggione, alto poco più di 2 metri?. Che dire del Festival di Sanremo del 1990, quando “Striscia la notizia” rivelò già dalla prima serata la classifica finale dei 3 vincitori: 1° I Pooh; 2° Toto Cutugno e 3° Amedeo Minghi.
Per finire vi dico la mia: la musica ed il piacere di ascoltarla è soggettivo, pertanto la canzone più bella è quella che incontra il gusto del singolo e non certamente quella indicata da chi ritenendosi un competente lancia in aria partiture musicali per protesta, cercando di imporre agli altri la saggezza del pentagramma…ma questa è un’altra storia.
- Scrittore e Blogger
