63° FESTIVAL della canzone italiana di SANREMO 2013. “Prima parte”

Sarà imperniato sulla musica o sulla spending review?.
Questa è la domanda ricorrente dei cittadini italiani, che attualmente sono più preoccupati della gestione e della “revisione della spesa pubblica” che delle belle canzoni. In effetti il Festival di Sanremo costituisce oggigiorno uno spettacolo televisivo che ha lo scopo di raggiungere un record d’ascolti, il cosiddetto “share”; ovviamente i testi, le musiche e gli interpreti, pur se protagonisti, passano in secondo ordine … la prova?, è confermata dal fatto che nessuno o quasi ricorda una sola canzone delle ultime 10 edizioni. Allora la domanda sorge spontanea: “a cosa è dovuto?”, personalmente, credo principalmente alla mancanza di artisti famosi, riferendomi ai vari: Cocciante, Baglioni, Venditti, Celentano, Mina etc., nonché alla mancanza di novità musicali da parte di giovani debuttanti e non solo.
Si parla di crisi economica e si vocifera che tra gli ospiti ci sarà Richard Gere, che porterà via dalle casse (non credo del Comune) un’ingente somma di denaro.
Il tutto viene compensato in economia con la presenza della preparatissima, ma poco attraente, Luciana Littizzetto, che a noi maschietti del sesso forte (si fa per dire), non crea una particolare “par condicio”. Devo però dare a Cesare quel che è di Cesare; se la Luciana compenserà i suoi introiti, regalandoci qualche sorriso con le sue sarcastiche battute, cosa potrà mai escogitare il grande divo statunitense, per giustificare i suoi lauti guadagni?. Non oso credere che gli faranno cantare “O sole mio” , che già potrebbe bastare, e neanche un erotico deludente strip tease, data l’età avanzata … allora cosa?. L’altra curiosa domanda è: perché le canzoni di una volta erano più belle, visto e considerato che tuttora creano un immenso piacere nel riascoltarle?. Qui per rispondere con cognizione di causa c’è bisogno di una riflessione tecnica.
Tanti anni fa, non esistevano tantissimi passatempi e la musica faceva da colonna sonora alla nostra vita; per conquistare una ragazza, dovevi dedicarle una canzone, facendo molta attenzione al testo; una bella canzone era motivo di riappacificazione con la propria fidanzata, per un diverbio dovuto a futili motivi, in particolar modo quando incapaci di esprimere con parole nostre, sentimenti personali, ricorrevamo, il più delle volte, al cantautore preferito dalla nostra amata. Va comunque considerato il fatto che noi giovani non disponendo di soddisfacenti risorse economiche, destinavamo buona parte di esse all’acquisto di dischi, che proprio per il motivo citato, pochi e buoni, ascoltavamo numerosissime volte, fino al punto da impararli a memoria, restando perennemente legati ai nostri piacevoli ricordi. Ora tutto questo non c’è più, perché sono cambiati i tempi ed automaticamente certi interessi; oggi si sono spostati sull’over 3,5, somma gol, 2 handicap, risultato esatto, gratta e vinci, lotto istantaneo (che sta per “impoverimento veloce”) etc.
Attualmente la musica è paragonabile ad una bellissima spiaggia senza il mare, non può assolutamente convivere l’una senza l’altra e mi spiego: prima acquistavamo un disco lo si poteva materialmente usare e conservare, con tutti i benefici di rivalutazione avuti per il possesso. Il disco è un oggetto che oltre a soddisfare esigenze di ascolto, beneficia anche del valore collezionistico che il tempo e la rarità rivaluta.
L’attuale musica è “virtuale”, la puoi ascoltare dove e quando vuoi, ma in effetti non possiedi nulla concretamente, motivo di disinteresse.
Concludo con una constatazione personale: dall’inizio dei primi anni ’50 e fino alla fine degli anni ’90 c’era un passaparola generale, nel quale si esortava parenti e amici a disdire qualsiasi impegno dicendo: stasera me ne sto a casa, c’è il Festival di Sanremo; dai primi anni 2000 si telefona a parenti e amici esortandoli a trascorrere una serata fuori casa dicendo: andiamo a cena fuori, tanto stasera in televisione trasmettono il Festival di Sanremo.
Ho contattato alcuni artisti che in passato hanno calcato il prestigioso palco di Sanremo, questi i loro autorevoli pareri:
ISABELLA IANNETTIIsabella Iannetti nel 1968 ricevette dal Festival di Sanremo la prima ingiustizia col brano “Stanotte sentirai una canzone”, che incise ma inspiegabilmente non vi partecipò. Vi partecipò però l’anno seguente, con un interessante brano dal titolo “Una famiglia” che affrontava il tema dell’incomunicabilità delle nuove generazioni (di allora) nei confronti dei genitori. Il brano aveva come autore Memo Remigi, che presentò personalmente, in coppia con Isabella alla manifestazione Sanremese. Il successo di Isabella era arrivato l’anno precedente (1967) con la canzone “Corriamo” partecipando all’edizione di quell’anno del “Disco per l’Estate”.
Questa una sua autorevole opinione sul Festival Sanremese:
Carissimo Carlo,
come sempre Sanremo è sempre Sanremo, fa un gran parlare di se al di là di tutto.
Le organizzazioni sono sempre diverse a conduzione di chi ne decida la sorte nel bene e nel male.
Onestamente credo che Fazio non sia uno sprovveduto, però ritengo che non c’è passato dove non ci sia futuro, benissimo l’inserimento dei giovani (visto le mancate opportunità di oggi in ogni campo lavorativo) ma, un professionista che ha fatto sognare intere generazioni, credo che abbia il privilegio di calcare le luci della ribalta sanremese più di quanto possa un giovane artista, visto che
i medesimi, bruciati dalle luci della ribalta, non riescono a cancellare la melodia,
che faceva fischiettare sotto la doccia e che ancora oggi conserva nello scrigno del suo cuore.
Buon Sanremo ma…..i migliori anni della nostra vita siano indissolubili.
Con la stima di sempre, un abbraccione.
Isabella.

Piero Cotto.
Anche Piero Cotto dopo il grande successo “Due delfini bianchi”, partecipò al Festival di Sanremo del 1975 col brano “Il telegramma”, niente di eccezionale, anche se a comporlo erano stati Pino Donaggio e Pallavicini, tanto è vero che la facciata B fu più ascoltata della facciata A.
Caro Carlo, non sono assolutamente la persona giusta per darti una obiettiva considerazione sul festival di Sanremo, non ascolto volentieri nessun tipo di musica italiana, ma sono consapevole che esistono ottimi autori e compositori italiani, che vengono tenuti in ombra o dimenticati a beneficio di una schiera di incompetenti e inaccettabili operatori senza gusto e conoscenza musicale.
Purtroppo è quello che l’Italietta si merita , fino a quando non ci sarà una radicale inversione di gusto non si potrà più ascoltare o vedere qualcosa di qualitativo e valido al festival o altro.
Grazie a Dio con internet si può viaggiare dove esistono capolavori musicali immensi
ti abbraccio
Piero Cotto
Umberto Napolitano
Caro Carlo,
mi è difficile commentare ciò che non esiste più.
Il ” fu ” Festival di Sanremo è un evento che è stato profanato ed abusato negli ultimi anni in un modo volgare ed incomprensibile. Un abuso di potere continuato da parte di chi ogni anno si aggiudica la posta. E’ a disposizione degli amici…degli amici…e quest’anno lo è ancor di più.
Non esistono giurie, come esistevano una volta, che selezionino e scelgano il meglio della produzione italiana … solo fantasmi che operano a piacimento e canzoni insulse che non fanno più storia ne ” audiens “, interpretate da personaggi messi lì a cantare, la maggior parte non meritevoli, mentre altri, che magari hanno scritto pagine importanti della musica italiana, vengono umiliati e presi per i fondelli fino all’ultimo. La nostra musica leggera è in agonia perenne, mentre nel mondo ancora esiste un mercato. Siamo in Italia dove l’equivoco e la confusione regnano incontrastati.
Il mio non è un giudizio di parte. Ormai da anni sono fuori dal giro e dai giochi, per fortuna per mia scelta…ma come cittadino mi sento offeso e vilipeso. La politica, o almeno “ una certa politica “ ne ha preso il timone dandone un’impronta pseudo culturale. Io so solo che anche quest’anno gli darò un’occhiata curiosa e, come la maggior parte, il giorno dopo commenterò affermando… ma le canzoni?
Un caro saluto
Umberto Napolitano ( Umbi )
Cesare Gianotti (La Strana Società)
Ciao Carlo
Sanremo è finito!!! Ai nostri tempi era una gara, a volte crudele, ma che appassionava la gente e coinvolgeva tutti, giovani ed anziani. Per andare a Sanremo dovevi aver già dimostrato la tua valenza, quando abbiamo partecipato al nostro primo Sanremo avevamo già inciso Pop Corn 4 anni prima; eravamo entrati in finale in ben tre edizioni di “Un disco per l’estate”, Un disco verde ed avevamo all’attivo alcuni 45 giri che avevano venduto benino. Lo stesso valeva per la Rettore col brano “Kobra” (il cobra non è un serpente…), i Nuovi Angeli con Donna Felicità etc., eppure abbiamo partecipato alla meno importante “Sezione giovani” !!! Solo l’anno successivo, essendo arrivati in finale nel ’76, abbiamo avuto diritto di partecipare come Big, già molto conosciuti dal pubblico; al giorno d’oggi partecipano cantanti quasi sconosciuti o alle prime esperienze, avendo magari partecipato a qualche edizione di X Factor o Amici, che sono trasmissioni riservate ai dilettanti, magari anche molto bravi, ma che non hanno il bagaglio di esperienza che avevamo noi, e proiettati in un mondo che non era il loro; sovente sono manovrati, stentano a comprendere i gusti del pubblico, sbagliano comportamenti e strategie. Se sono gruppi si sciolgono con facilità; insomma sembrano dei pesci fuor d’acqua e sbagliano molte scelte per inesperienza, superbia o protagonismo, finendo irrimediabilmente nell’oblio. Noi invece siamo dei professionisti, che ancora hanno mercato dopo 41 anni di professione.
Un abbraccio
CECE.
- Scrittore e Blogger
