Il fallimento della discografia

Il fallimento della discografia, commercialmente parlando, è dovuto principalmente al prezzo alto.
You tube ha contribuito a determinarne la fine, ma non è certamente la causa principale della quasi totale estinzione dei negozi (tradizionali) di musica e dischi.
Per una vita ho contestato, prima da commerciante e poi da agente di case discografiche, alcune iniziative intraprese dai vari Direttori Commerciali dell’epoca.
Ritenevo assurdo un prezzo imposto sui CD di basso prezzo della CGD a € 5,50, e € 10,90 sui CD di medio prezzo, con un ricarico lordo del 33 %, in quanto quasi tutti gli avventori chiedevano lo sconto del dispari, che il più delle volte veniva praticato riducendo ulteriormente gli utili del negoziante.
Ho esortato i produttori per decenni a editare CD al prezzo unico di 5,00 €, e a 10,00 € se confezionati con libretto contenente foto e testi dell’artista. A tutto questo va aggiunto il danno provocato dalle ristampe con nuove incisioni, pubblicate da piccole etichette, con lo scopo di mettere sul mercato incisioni di gruppi sciolti o artisti in rotta con la casa discografica originaria.
Qui di seguito i prodotti che nelle mie lungimiranti ed utopiche intenzioni avrei fatto ristampare, ovviamente al prezzo di € 5,00 per la confezione semplice (Box, copertina a colori e supporto CD), a € 10,00 per la confezione speciale a tiratura limitata (supporto CD, copertina a colori, libretto illustativo con testi e foto dell’artista). Questo per consentire al consumatore “usa e getta” un notevole risparmio, ed al collezionista l’offerta di un prodotto da ascoltare e conservare:
Mario Mari & brothers/ Tonino d’Ischia/ Franco d’Ischia e i suoi pescatori (introvabile), I Campanino, gli Shampoo, i 5 Rizzo, I Vichinghi, Bruno Castiglia e i Bisonti, the Fabbri Brothers, Trio Convers, I Peos, I Dandies, Franco Ferri e i baby kings, Armandino e il suo complesso, Quartetto Bruno De Lucia, I 5 Marcellini, I Satelliti e così via.
Per dare un senso logico a tutto quello che ho elencato farò un esempio pratico, prendendo a spunto “I Teppisti dei sogni”, uno dei gruppi che a cavallo degli anni 1974/76 incisero il successo internazionale “Piccolo fiore, dove vai ?”, vendendo oltre un milione di copie del 45 giri ed in seguito dell’LP. La prima incisione risale al 1974 per l’etichetta New Star Record col nome “I Teppisti”, in seguito passano con l’etichetta Mia Records di Roma del Sig. Armetta e spopolano nelle Hit parade nazionali. Il gruppo come tanti altri si scioglie tra dissapori ed incomprensioni e le incisioni fioccano nel tempo con esecuzioni ed arrangiamenti diversificati tra loro.
Io ho “virtualmente” assemblato una compilation de “I Teppisti dei sogni” con tutte le più belle incisioni originali d’epoca (Mia Records), che gli appassionati di musica e i collezionisti acquisterebbero volentieri ai prezzi da me suggeriti.
Conosco perfettamente le tariffe dovute alla SIAE in base al totale dei tempi di registrazioni riprodotte su supporto CD, e questo è il classico esempio che un solo cd potrebbe contenere 22 brani evitando la notevole dispersione di costi nel riprodurre doppi CD.
Spero che qualcuno possa riflettere su queste mie personali considerazioni e tentare di investire in un nuovo progetto di diffusione della musica da collezione, patrocinata da investimenti governativi a favore della cultura. Ammetto di essere completamente all’oscuro di qualsiasi elemento riguardante i costi di produzione e distribuzione da parte dei produttori discografici; graditissimo un commento oppure una chiarificazione su quanto da me asserito.
- Scrittore e Blogger
