Calcio violento

Carlo Casale col dott.Italo Cucci
Qualche anno fa fui invitato a partecipare ad una riunione di Club Napoli per discutere di programmi futuri della squadra e di eventuali richieste dei tifosi.
L’ incontro si tenne presso l’ aula consiliare del Comune di Castel S.Giorgio su iniziativa del presidente del Club locale Biagino Salvati, che espose al Direttore generale del Napoli Pierpaolo Marino i disagi che in quel difficile momento tutti gli associati stavano subendo.
Lesse una lettera che commosse tutti i presenti nella quale facendo riferimento ai gloriosi trascorsi non era più sostenibile la situazione in cui i tifosi si erano venuti a trovare per le note vicissitudini fallimentari della precedente gestione.
Ora era giunto il momento di uscire da questa imbarazzante situazione che mortificava il tifo napoletano.
Il sottoscritto, a malincuore, accompagnato dal noto tifoso più anziano Vincenzo Barrella fui costretto a contraddire l’amico Biagio facendogli notare alcuni aspetti che, secondo me, erano più di natura educativa che non sportiva.
Feci presente a tutti che il calcio per il tifo violento era in fase di estinzione e che forse era inutile parlare degli acquisti di calciatori importanti se prima non avessimo creato noi Club la base per far si che “Il gioco più bello del mondo” lo diventasse davvero sotto tutti gli aspetti e che quindi il nostro compito doveva diventare un’associazione di educatori, del come ci si doveva comportare allo stadio dentro e fuori altrimenti il giocattolo da li a poco si sarebbe rotto.
Qualcuno storse il naso, qualcuno applaudi’ ed io rendendomi conto di aver fatto un inutile comizio, riflettendo mi tirai fuori e decisi che mai più sarei andato in uno stadio (trincea).