Lotta alla pirateria.

Vano tentativo di combattere la pirateria
Già nel maggio del 1992 facevo notare alle varie case discografiche che pagare un cd circa 40.000 lire mi sembrava eccessivo, tenendo presente che a volte l’acquirente era costretto ad ascoltare anche brani riempitivi e quindi non graditi, inseriti nell’album dell’artista scelto. In realtà, spendevi una cifra così alta per ascoltare una sola canzone di successo. Questo discorso non vale per alcuni artisti quali Gigi D’Alessio, Pino Daniele, Eros Ramazzotti, poichè se te ne piace una di sicuro ti piacciono tutte, tanto sono tutte uguali.Carlo Casale ed Enzo Pierini della Giucar Record di Bologna A titolo informativo va aggiunto che dall’estero era possibile acquistare, cosa che avviene tuttora, cd prodotti in Italia a metà prezzo. Oggi un cd sfiorando le vecchie 50.000 lire, 25 euro, come è possibile acquistarlo?. Ovviamente se non lo si ritiene bene di lusso non è neanche possibile applicare l’iva al 20%. In tutta Europa l’iva sui cd non supera il 4%. Su siti inglesi gli stessi cd venduti in Italia a 25 euro, costano poco più della metà. Come si spiega tutto questo? Io credo che applicando un prezzo di listino, per tutti i prodotti, di 10,00 euro massimo, molti avrebbero optato per i prodotti originali. Infatti negli anni ( 43 di attività nel settore discografico ) ho potuto apprendere dagli appassionati di musica che per tale cifra avrebbero sempre comprato cd originali. Molti infatti di fronte a certe cifre devono per forza desistere dall’acquistare tali prodotti. Vecchie incisioni in cofanetti tripli, che andrebbero contenute anche su 2 cd, costano ancora 30 euro. A che serve offrire cd di catalogo a 5 euro al pubblico con utili insignificanti per i rivenditori di dischi che ovviamente e giustamente rinunciano ad inserire nei propri negozi. La musica non è paragonabile ad un vestito che passando di moda viene deprezzato con i saldi. Molti brani musicali vengono richiesti anche dopo 30 anni e nelle versioni d’epoca ( non rifatte ). La soluzione, secondo il mio modesto parere, era l’applicazione di un prezzo unico e cioè 10 euro. Non bastando, pur di complicare la vita ai negozianti di musica diverse case applicano un bollino sui cd col prezzo 10,90 e 8,90, cose da pazzi. Inoltre tutte o quasi le edicole rivendono cd senza la rivista (per modo di dire) allegata con l’esenzione dell’iva, quindi senza scontrino ed il grande vantaggio rispetto ai rivenditori tradizionali del settore di usufruire del reso dell’invenduto. Oggi in Italia vige la libera concorrenza, che tradotta significa: edicole, motel, grandi magazzini, poste italiane possono vendere i cd; i negozianti di cd non possono vendere i giornali, la benzina, i francobolli etc. Se un coltivatore diretto perde il raccolto per un evento straordinario (calamità naturale) lo Stato risarcisce con un contributo straordinario i danni subiti, allora mi domando e polemicamente dico “Emule” per noi negozianti di musica non è forse una CALAMITA’ NATURALE. A buon intenditor ( molte ) parole.