ZAFRA “la colomba e il colonnello”

La colomba, animale timido e tenace, di ritorno da altri cieli trovò il Sud, trasformato in campo d’aviazione. Con buon rispetto, ciò le diede il mal di stomaco, così in fretta e furia si posò al suolo. Venne il colonnello e disse: “No, qui non puoi. Devono atterrare gli aerei e c’è il segreto militare”. Allora la colomba volò via. Vide la piantagione e vide gli schiavi negri. Vide una frusta e vide il negro Manuel Antonio, nel suo vestito nuovo che la impugnava. Si posò. Venne il colonnello e disse: “No, qui non puoi. Sarebbe disdicevole al rango dei nuovi padroni”. Allora la colomba volò via e andò a spiare le persiane chiuse della casa di Maria. Venne il colonnello e disse: “No, qui non puoi. A Maria potrebbe venir voglia di aprirle. E’ meglio se vai via”. Allora la colomba andò a posarsi tra le villette sulla collina. Venne il colonnello e disse: “No, qui non puoi. Potresti rovinare la vernice alla macchina di qualcuno”. Allora la colomba volò via e si posò sul cantiere in costruzione. Venne il colonnello e disse: “No, qui non puoi. Mi distrai gli operai, magari qualcuno cade e così arrivano anche qui, sindacati commissioni operaie e cose del genere”. Allora la colomba andò a posarsi sulla testa del poeta. Venne il colonnello e disse qualcosa. E il poeta cadde in disgrazia. Allora la colomba volò via e andò a posarsi su un caimano che era in agguato nel fiume, il più grosso caimano dei dintorni. Venne di corsa il colonnello e disse: “No, qui non puoi. Qualcuno potrebbe interpretarlo come gesto di irriverenza”. Allora di notte senza dir niente a nessuno la colomba andò a posarsi sulla testa del colonnello e lì la fece. E cantò a squarciagola.
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